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Storia di Polizzi Generosa
Il territorio del comune di Polizzi Generosa ricade all’interno del Parco delle Madonie, vero e proprio paradiso degli escursionisti, eccezionale per la varietà di specie animali e vegetali in quanto offre un patrimonio di estremo valore scientifico,naturalistico e geologico.
Arroccata su un monte di origine calcarea, a 917m, Polizzi Generosa offre un panorama estremamente suggestivo e di impareggiabile bellezza soprattutto arricchito dal fascino delle vette più alte delle Madonie che, incorniciando le vallate, nelle giornate più terse lasciano intravedere il lontano mare.
Il paese è il luogo ottimale dove trovare la serenità e la quiete tipica di queste montagne, è il posto dove vivere la quotidianità respirando un’aria salubre alla ricerca del passato che echeggia ovunque ed è pertanto meta ideale per un turismo nel pieno rispetto dell’ambiente , della cultura e delle tradizioni locali.
La storia delle origini del paese hanno da sempre interessato studiosi e storici ed è tuttora piuttosto controversa e dibattuta.
Di certo c’è, e questo lo confermano i numerosi reperti archeologici del IV-III secolo a. C. , che sono stati ritrovati nel corso degli anni, che Polizzi è stata abitata fin dalle antichità. Fu fondata dai Normanni e fu chiamata generosa da Federico II che nel 1234
Numerose sono le chiese, i monumenti e le opere di grande valore culturale e lunga è la storia che ha caratterizzato questo paese, che sicuramente affascina i più curiosi.
Tra le ben 22 chiese, la più importante è la Chiesa Madre dove all’interno sono custodite opere di grande
pregio, tra le quali spicca un quattrocentesco trittico fiammingo attribuito a Roger Van Weyden che raffigura la vergine con il bambino.
Polizzi Generosa, nei giorni di festa, abbandona il silenzio e la quiete tipica dell’anno, per lasciare posto all’allegria che contraddistingue molte sagre e celebrazioni. Gli stretti vicoli si animano e brulicano di gente, suoni e musiche si snodano all’interno del percorso urbano e tanti colori arricchiscono l’immagine di questo piccolo ma straordinario paese.
Il paese diventa così meta ideale per riscoprire le nostre più antiche tradizioni popolari alla ricerca del nostro passato, che costituisce per il territorio una risorsa culturale molto importante e unica.
E la sagra dello sfoglio insieme a quella delle nocciole sono le manifestazioni folkloristiche più seguite proprio per la loro particolare tradizionalità, con gli usi e i costumi che ne susseguono, con i balli e i canti che le animano, con l’armonia che le rende speciali.
Documentario su Polizzi Generosa 1° Parte
Documentario su Polizzi Generosa 2° Parte
Galleria fotografica del Comune di Polizzi Generosa
Diretta Streaming
Programma Sagra dello Sfoglio 2010
La Sedicesima Sagra dello Sfoglio, a Polizzi Generosa, prevede una tre giorni ricca di spettacoli e attività di interesse sportivo e culturale.
Spiccano tra questi il concerto dei Taberna Mylaensis previsto per le ore 22:00 di Domenica 1 Agosto, il concerto dei Crianza, previsto invece per sabato 31 Luglio alle ore 22:00 e la presentazione del Guinnes World Record dello Sfoglio più grande del mondo.
VENITE SABATO E DOMENICA PER ASSAGGIARE LO SFOGLIO PIU' GRANDE DEL MONDO, UN'OCCASIONE UNICA E IRRIPETIBILE!!!
Clicca sulle immagini per ingrandire il programma e consultarlo più agevolmente.
16° Sagra dello Sfoglio a Polizzi Generosa
Pellegrinaggio a Madonna dell'Alto
PELLEGRINAGGIO ALLA MADONNA DELL’ALTO: UN RITO CHE SI RIPETE. UN VIAGGIO CHE INIZIA.
Calcarelli, Nociazzi, Polizzi, Castellana e Petralia Sottana chiamati a raduno: 3, 4 e 5 luglio 2009, tre giornate per vivere una storia vecchia ma sempre giovane, guidati in un cammino che è quello dell’uomo nella fede.
Osserva i viandanti che si preparano a partire, armati di coraggio, di fede, di speranza.
Guida i pellegrini lungo sentieri impervi, costeggiati da faggi, querce e flora spontanea.
Accoglie passi che, dimentichi della stanchezza, varcano la soglia dell’illuminazione. L’occhio, la presenza, la misericordia della Madonna sono in cima alla vetta, sembrano essere la meta a cui tende il popolo in pellegrinaggio eppure la grande scoperta è lo spirito della ricerca, le fede del cammino.
Ci sono uomini che vivono, da tempo, quest’ esperienza, praticando di anno in anno un cerimoniale che, però, non è mai consuetudine ma novità. E’ una novità che sorge da preghiere diverse, da ringraziamenti per grazie ricevute, dall’anelito di elevare, ancora una volta, il proprio spirito o di sperimentare la fermezza della propria fede.
Ci sono giovani impreparati che vengono “iniziati” dai veterani ad un rito scaturito da una lontana leggenda. L’iniziazione prevede che colui che giunge per la prima volta nel Santuario, raccolga dalla fontana esterna alla Chiesa, un sassolino con le labbra per poi immergerlo nell’acqua benedetta. Ivi resterà finchè, al concludersi della celebrazione eucaristica, verrà recuperato divenendo un amuleto magico. La magia, il miracolo fanno parte della leggenda
che ruota attorno ad una cassa di legno, al cui interno, era adagiato il corpo marmoreo di una Madonna che custodiva, tra le proprie braccia, un bambino.
“Salvata dalle acque”, approdò sulla spiaggia di Campofelice per poi iniziare un cammino, a bordo di un carro trainato dai buoi, la cui meta, oggi, è a 1820 m di altezza, sulla vetta del monte Alto , avvolto da un’aura di sacralità e coronato dalle “luminarie”, falò disposti in modo tale da riprodurre le 12 stelle della corona della Madonna.
Il miracolo ha lasciato tracce sulle rocce.. dalle “impronte” sante alle “acque” da cui uscirono i panni puliti del Bambino Gesù, ai segni delle ruote dal carro su cui viaggiò la Madonna.
Segni di un miracolo che vive nei cuori dei fedeli e che si rinnova due volte: la prima domenica di luglio, per volere della parrocchia di Calcarelli e il 15 agosto, per iniziativa della parrocchia di Petralia Sottana.
Il viaggio santo inizia nel buio della notte; si snoda tra massi, dirupi, contrafforti scavati nelle rocce; prosegue nella meditazione e nella preghiera; si costella di anime oranti nel silenzio, di piedi scalzi, che si inerpicano lungo l’ultimo tratto della rupe, rassicurati dalle suggestive luminarie accese dai più impavidi, alcuni giorni prima. Le luci guideranno la corale attesa accompagnata da affannosi sospiri che si pacheranno sulla sacra vetta illuminata dalle prime luci del giorno. “ Maratoneti”, giunti al traguardo, vivranno, una nuova alba spirituale coronata dalla celebrazione della messa mattutina e dalla suggestiva Processione della Vergine.
Forse hanno seguito le orme di Fra Guglielmo, l’eremita di Polizzi Generosa, che in un tempo remoto, fondò il Santuario.
Le fondamenta divennero chiesa; la chiesa si estese con un convento edificato nel 1749; in quella chiesa fu ricavata una nicchia di marmo che accolse la statua attribuita al Gagini che, sul piedistallo, ha impressa un’incisione che riporta nel lontano anno domini 1471.
Oggi, a distanza di secoli, l’ascesa alla Madonna si ripete; la tradizione si rinnoverà nei prossimi giorni; dai padri ai figli, di generazione in generazione, seguendo un iter ciclico, rivivrà un viaggio che, come tale, benché abbia la stessa meta, non è mai uguale a se stesso perché nuovo è l’animo con cui si compie.
Articolo scritto da Giusi Daidone
Le madonie si raccontano
LE MADONIE SI RACCONTAN0
Siamo qui da milioni di anni; le nostre radici hanno attraversato profonde valli, depressioni idriche sotterranee; le nostre rocce di natura carbonatica sono popolate da coralli, spugne, idrozoi che hanno abbandonato il loro habitat marino per immortalare la loro esistenza in questo mondo, il nostro mondo, quello delle Madonie.
Nel lontano 1069 vedemmo sollevarsi polveroni di terra che trattiene ancora le urla e il sangue di Normanni e Musulmani. Oggi quella terra ha un nome: Piano Battaglia.
Ci inabissiamo in grotte abitate da mostri scultorei per l’azione erosiva delle acque forse insofferenti nel vedere incustodite le cavità sotterranee. Quei corsi abissali ammansirono le dure pietre, tramutandole in guardiani. Con il loro sguardo pietrificato, fissano i lontani “Valloni di Zottafonda”.
Tacciono di fronte a Pizzo Carbonara: padre che, dai suoi 1979 m di altezza, a volte, sembra ammonire le creature carsiche, le doline, e, altre ancora, sembra proteggere gli ombrellini primaverili, i funghi di basilisco.
Prima padre, poi Narciso, Pizzo Carbonara si specchia nel Laghetto di Mandria.
Nel cuore verde del nostro Parco, ai piedi del Monte Scalone, sorge il Vallone Madonna degli Angeli costellato di Abies Nebrodiensis, l’abete verde scuro dalle foglie aghiformi e dalla disposizione a croce dei rami.
Nacque dal freddo del Pleistocene e presto iniziò a dominare sulle foreste siciliane finchè il destino ne decretò la progressiva estinzione. Per molto tempo la sua maestosità si affievolì e la sua grandezza si attenuò.
Oggi si sta svegliando da un lungo letargo, i suoi strobili con semi fertili germogliano, il suo splendore sta gradualmente riemergendo. E’ tornato per non far svanire nel tempo la nostra storia, per testimoniare le metamorfosi di un ambiente in continua evoluzione.
Come un santuario, custodisce la legge primordiale della vita; sotto i suoi rami cruciformi si sono adagiati esploratori in sosta, , alpinisti esausti, pellegrini in cerca di meritate pause dopo l’ascesa catartica( purificatrice) al santuario della Madonna dell’Alto.
La nostra è una sacra terra leggendaria dal lontano 1471 quando la Madonna sgorgante dalle acque di Campofelice, volle approdare nel solitario luogo in cui oggi sorge l’eremo benedetto che celebra la Messa Santa, ogni prima domenica di luglio , alle luci dell’alba, abbracciando fedeli allo stremo delle forze fisiche ma pieni di energia spirituale, la stessa che si irradia sui sentieri madoniti, guidando il popolo in cammino.
I nostri uomini vengono dalla “Rocca degli avvoltoi”, la tenebrosa Caltavuturo, dagli avi arabi, normanni e svevi, migrata oltre le cinta murarie di Terravecchia che, dal lontano 1720, ha ceduto il posto a Terranova. Dalla “rocca degli avvoltoi” alla “Rocca della strada”, Collesano, che piange le rovine del suo passato sul Monte Oro, ma che oggi vive un’età d’oro per le sue ceramiche e le sue Chiese, illuminate dalla beatitudine del Crocifisso di Frate Umile Pintorno.
Gli avvoltoi ritornano a Geraci, “Jerax”( Geraci), e questa volta vigilano dall’alto e proteggono, da eventuali saccheggi, il “Tesoro dei Ventimiglia”, in onore dei quali si svolge la Giostra, sfilata in costume.
I nostri uomini abitano la Castelbuono protetta dal teschio di Sant’Anna custodito in un’urna d’argento.
I nostri uomini vivono i resti archeologici romani e i murales di Castellana; sperimentano la “generosità” di Polizzi, polis Isidis (città di Iside), avvolta nella nebbia o popolata di nocciole; avvertono la gentilezza del Petrae Lilium, il Giglio di Roccia che dà il nome alle Petralie, Soprana e Sottana intessute delle opere del Pintorno e del Gagini.
Le sculture di quest’ultimo trionfano nel Duomo di Pollina che, dall’alto delle sue Torri, Maurolico e Belvedere, scorge l’ambiente circostante.
E’ un continuo sali-scendi a San Mauro Castel Verde, il paese dalla tipica struttura medievale
che, ogni 15 agosto, permette l’ “Acchianata della Madonna”, la rappresentazione drammatica dell’ascesa di Maria al cielo.
Da quelle scale, forse capiterà di veder scendere un asinello, diretto ad Isnello, emblema del paese.
In groppa allo stesso ci sarà la Befana, avvolta in un lenzuolo bianco, che gira per le vie di Gratteri, il paesino che giace tra le rocce (A Vecchia).
Articolo scritto da Giusi Daidone






